INCONCEIVABLE
anno: 2017
regista: Jonathan Baker
sceneggiatura: Chloe King
attori principali: Nicholas Cage, Faye Dunaway, Gina Gershon, Nicky Whelan
In fondo basta vedere la locandina per capire che si tratta di un capolavoro assoluto. Credo che di questi osceni thriller ambientati nella ricca suburbia americana, coi vialetti, i suv, i "buongiorno amore, dormito bene?", dove la nuova vicina prima è amica poi si rivela una psicopatica, ecco, credo che di questi film non ne avrò mai abbastanza. Sono dei meme, e questo poi ha il pregio di avere nel cast l'attore-meme per eccellenza Nicholas Cage, che sfoggia una nuova, fiammante tinta per capelli dal colore che oscilla tra il mogano bruciato, la castagna marcia e il catrame per pescherecci (praticamente ha gli stessi capelli di Berlusconi, nonché la stessa fissità espressiva). Da non perdere. Mi raccomando, da guardare in italiano: i doppiatori sono atroci. Contribuiscono a dare il tocco grottesco finale.
Diogene Nella Botte
Il cinico se ne fotte. Critica cinematografica per stomaci forti e menti affilate.
venerdì 20 ottobre 2017
FORTUNATA
anno: 2017
regista: Sergio Castellitto
sceneggiatura: Margaret Mazzantini
attori principali: Jasmine Trinca, Stefano Accorsi

Non capisco perché certi registi italiani siano così ossessionati dalle borgate e dai borgatari. Pare che non riescano a parlare d'altro. E sempre con quel tono da dramma esistenziale... parafrasando Pazienza: e ce la cacate col neorealismo! Basta! Me li immagino che ponderano, pacatamente riflettono, discutono, osservano la realtà dall'alto, con la loro lente da ingrandimento da primari di intelletto e sensibilità. E difatti a parlare delle borgate, a interpretare le borgate ci mettono le varie Jasmine Trinca e tutti gli altri notabili del cinema "impegnato". Sempre le stesse facce, a rotazione. Non fatevi ingannare dalla bravura degli attori (perché, come in Fortunata, alcuni meritano): c'è solo il guscio vuoto di Pasolini o di De Sica, di Comencini o di Lattuada. Il dramma qui è fine a sé stesso, il regista fa solo finta di immergersi nella periferia, così come la sceneggiatrice: in realtà stanno parlando di loro stessi, di quanto siano splendidi e generosi nello scegliere di descrivere "le persone disagiate". Se almeno avessero un po' di umorismo capirebbero. E invece tutto quello che rimane di questo film è un'ultima, spietata beffa ai danni della realtà: tentate la fortuna, giocate la schedina, e forse vincerete; ma i soldi non servono, non fanno la felicità, specialmente se credete nel destino, nell'amore che vince su tutto e altre banalità.

Non capisco perché certi registi italiani siano così ossessionati dalle borgate e dai borgatari. Pare che non riescano a parlare d'altro. E sempre con quel tono da dramma esistenziale... parafrasando Pazienza: e ce la cacate col neorealismo! Basta! Me li immagino che ponderano, pacatamente riflettono, discutono, osservano la realtà dall'alto, con la loro lente da ingrandimento da primari di intelletto e sensibilità. E difatti a parlare delle borgate, a interpretare le borgate ci mettono le varie Jasmine Trinca e tutti gli altri notabili del cinema "impegnato". Sempre le stesse facce, a rotazione. Non fatevi ingannare dalla bravura degli attori (perché, come in Fortunata, alcuni meritano): c'è solo il guscio vuoto di Pasolini o di De Sica, di Comencini o di Lattuada. Il dramma qui è fine a sé stesso, il regista fa solo finta di immergersi nella periferia, così come la sceneggiatrice: in realtà stanno parlando di loro stessi, di quanto siano splendidi e generosi nello scegliere di descrivere "le persone disagiate". Se almeno avessero un po' di umorismo capirebbero. E invece tutto quello che rimane di questo film è un'ultima, spietata beffa ai danni della realtà: tentate la fortuna, giocate la schedina, e forse vincerete; ma i soldi non servono, non fanno la felicità, specialmente se credete nel destino, nell'amore che vince su tutto e altre banalità.
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